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FUOCOAMMARE di G. Rosi esce, inaspettatamente e a malincuore, dalla corsa all’oscar come “miglior film in lingua non inglese” ma non si lascia sfuggire l’occasione di accaparrarsi la statuetta d’oro nella categoria “miglior documentario”, difatti ha superato la prima manche ed è nella lista ristretta dei quindici docufilm, che il 24 gennaio (giorno delle nomination) verranno a loro volta selezionati per rimanere in cinque!

In breve di cosa parla il documentario italiano che ha già sulle spalle l’Orso d’oro assegnato nel corso del Festival internazionale del cinema di Berlino ed è fresco fresco di premiazione da parte degli EFA (European Film Awards) come miglior documentario?

E’ un esperienza sensoriale.

Rosi in punta di piedi riesce ad entrare nelle due facce di Lampedusa : da una parte i cittadini genuini, dediti alla pesca ed ignari delle tragedie quotidiane che avvengono a poche miglia dalla costa e dall’altra queste grandi e claustrofobiche imbarcazioni umane, le procedure di intensificazione per poi arrivare allo smistamento delle persone.
Lo sguardo di noi spettatori si intensifica contemporaneamente al film e allo stesso Rosi, che dinanzi a determinate disgrazie si pone (e ci fa porre la domanda, sul fine del : è giusto o meno?) la domanda : filmare o non filmare?
Documentare la realtà per quanto cruda e spaventosa, in quest’epoca è l’ultima opportunità per svegliare l’animo umano. Rosi affronta con estrema sensibilità un fatto a noi vicino, che però il più delle volte tendiamo a non menzionare. Ci spiattella in faccia vite distrutte, vite che potrebbero essere le nostre. Ed ora non sarà di certo una statuetta a decretare un opera se degna o meno di nota (esempio lampante : Kubrick, l’illustre Stanley Kubrick, acclamato e adorato da qualsiasi essere umano, cinefilo o meno, nel 1999 ebbe la “fortuna” di vincere il suo unico oscar…) dunque, per chi non l’avesse ancora fatto:
GUARDATELO! Diamo spazio al vero cinema italiano, quello vero, quello che ci fa pensare e maturare.